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Capitolo 2: La luce nello schermo

Ciao Luna,

Ricordo bene che giorno è oggi.
Il 24 marzo 2022.

Ricordo questa data perché ieri è morta Luna, il mio labrador. Dodici anni di vita insieme. Dodici anni di scodinzolate, occhi dolci e quella presenza silenziosa che riempiva la casa più di qualsiasi parola.

Da ieri infatti la casa è stranamente vuota.

Non c’è il rumore delle sue unghie sul pavimento, non c’è il suo muso che spunta quando apro la porta della cucina, nessun abbaio felice quando il citofono suona. E dentro di me c’è quella sensazione che conosce chiunque abbia amato davvero un animale: una tristezza piena, morbida, che ogni tanto si stringe in gola e diventa lacrima.

Mi sento spenta.
Ogni tanto mi viene da piangere senza preavviso.

Luna

Eppure oggi devo lavorare, questo lusso ora non posso permettermelo.

Non perché qualcuno mi obblighi, ma perché io stessa ho preso un impegno. La persona che mi ha aiutata a entrare in questo mondo, una sorta di tutor, mi ha fatto una richiesta molto semplice: sei ore al giorno, almeno per il primo mese, per conoscere e fidelizzare i clienti.Costanza. Presenza. Disciplina.

Ho dato la mia parola e la parola per me è ancora sacra.

E così mi trovo in una situazione quasi paradossale: mentre il mio cuore vorrebbe fermarsi un momento per piangere Luna, la mia mente mi ricorda che devo accendere la webcam.

All’inizio pensavo che sarebbe stato terribile.
Che lavorare in un giorno così sarebbe stato quasi una mancanza di rispetto verso il dolore.

Invece sta succedendo qualcosa di strano.

Stare davanti a quella piccola lucina della webcam mi sta aiutando.
Non cancella il dolore, certo. Ma lo rende più sopportabile. Lo tiene a distanza per qualche ora.

Tra una cam e l’altra il pensiero torna sempre lì. A Luna. A quando correva in giardino. A quando si sdraiava accanto a me mentre lavoravo al computer, come se volesse controllare che tutto andasse bene.

Poi però arriva un utente, una conversazione, un sorriso da regalare allo schermo… e per qualche minuto la mia mente si sposta altrove.

Il mio lavoro, però, ha una particolarità: lavoro soprattutto con gli americani.

Questo significa che i miei orari non sono quelli canonici.
Non sono quelli delle persone “normali”.

Il mio “turno” comincia alle quattro del mattino.

Quando la città dorme ancora.
Quando fuori è buio e la casa è avvolta in quel silenzio che esiste solo prima dell’alba.

La sveglia suona e io mi alzo piano per non svegliare nessuno. La casa è immobile. Persino il frigorifero sembra fare meno rumore.

Mi preparo come una vera camgirl.

Trucco, luci, vestiti scelti con attenzione https://www.giftlovesecret.com/prodotto/baby-doll-e-perizoma-sexy-neat-nero/
È quasi un rituale ormai o perlomeno sta diventando tale ed io da buona Toro trovo conforto e sicurezza nelle ripetizioni spesso automaniche, un comfort sereno nelle abitudini.

Davanti allo specchio, mentre mi metto il rossetto, penso sempre alla stessa cosa: tra pochi minuti sarò un’altra persona e mi viene da sorridere, un sorriso che per un attimo spessa la tristezza che da ieri non mi molla un attimo, per l’esattezza da quando ho dovuto salutare la mia Luna che ha mi ha dato l’ultimo squardo pieno di amore prima di addormentarsi per sempre tra le mie braccia.

Accendo la webcam, sono di nuovo on line su http://www.redcamx.com

E dall’altra parte del mondo qualcuno si collega.

Un uomo in Texas, uno in California, qualcuno a New York. Per loro è sera, per me è ancora notte fonda. Ma in quel piccolo rettangolo luminoso le nostre vite si incontrano per qualche minuto.

Alle sette del mattino faccio una pausa.

Spengo tutto.
Tolgo il personaggio.

E torno a essere semplicemente me stessa.

Sveglio i bambini, preparo la colazione, cerco i calzini spaiati, firmo quaderni, controllo zaini. In pochi minuti passo da camgirl a mamma come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Li accompagno a scuola.

E mentre cammino penso a quanto siano strani certi equilibri della vita: poche ore prima ero davanti a una webcam a parlare con uomini dall’altra parte del pianeta, e ora sto discutendo con un bambino perché non vuole mettere la giacca.

Poi torno a casa.

Rientro, chiudo la porta, preparo un caffè.

Guardo per un attimo il posto dove Luna si metteva sempre a dormire.

Il cuore si stringe di nuovo, non riesco a deglutire bene, gli occhi si lucidano, “respira” mi dico ad alta voce

Ma il lavoro mi aspetta ed in fondo comincio davvero ad amarlo, mi distrae, mi diverte e poi gli uomini mi piacciono davvero tanto ed oggi è anche terapeutico.

Accendo le luci.
Riaccendo la webcam.

E quella piccola lucina rossa, in un modo che non avrei mai immaginato, oggi è diventata anche una piccola luce contro la tristezza.

7 risposte

  1. Che delicatezza nel raccontare un equilibrio, apparentemente precario ma che tu hai reso solido, tra il dolore e la spensieratezza…

  2. Complimenti non è da tutti riuscire a raccontare un evento così intimo e farlo soprattutto in un blog di questo tipo

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