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Capitolo 3-Natural Born Killer

Lavorando su Redcamx come camgirl ho imparato una cosa molto velocemente: gli americani hanno una fantasia praticamente infinita. Arrivano da ogni angolo degli Stati Uniti, con accenti diversi, età diverse e vite probabilmente lontanissime dalla mia. Alcuni sembrano ragazzi appena usciti dal college, altri hanno la voce calma e un po’ stanca di chi ha già attraversato parecchie tempeste della vita e probabilmente ha già divorziato due volte e paga tre mutui.

E poi ci sono loro.

Quelli che io, dentro la mia testa, ho iniziato a chiamare i Natural Born Killer.

All’inizio non capivo. Pensavo fosse uno scherzo o una stranezza momentanea. Il primo cliente che mi ha chiesto una cosa del genere mi ha lasciata davvero sorpresa. Non voleva che mi muovessi in modo provocante o che facessi qualcosa di particolarmente sensuale. Che facessi semplicemente la camgirl. No. La sua richiesta era molto diversa: voleva che mettessi le mani sul collo, come se qualcuno mi stesse togliendo il respiro.

Me lo ricordo benissimo, come fosse oggi, perchè era la prima volta che ricevevo una richiesta cosi diversa dalle solite. Era tardi, la stanza era illuminata solo da quella luce morbida che rende tutto più cinematografico. Entra questo utente con un nickname aggressivo, uno di quelli che sembrano usciti da un film di Tarantino.

Scrive:

“Put your hands around your neck.”

Io resto ferma.

Rileggo.

Penso: ok… forse ho capito male.

Poi insiste.

“Like someone is choking you.”

E lì mi scappa quasi da ridere.

Perché nella mia testa passa una domanda molto semplice:
ma davvero questa cosa ti eccita?

E il mio primo pensiero mi riporta a quel capolavoro di film che è Natural Born Killer dove una coppia di amanti si eccita nel fare fuori la gente.

All’inizio la cosa mi spiazza.
Io sono lì, carina, truccata, lingerie perfetta, luce giusta… e questo vuole che io simuli di essere quasi strangolata.

Non nuda.

Non provocante.

Quasi morta.

Il copione diventa presto chiaro.

Le mani alla gola.

Il respiro che si spezza.

Gli occhi che si chiudono piano.

Come se qualcuno — dall’altra parte dello schermo — mi stesse togliendo l’aria.

Poi arriva il secondo livello del gioco e prendo il mio costrittivo bondage

Gli schiaffi.

“Harder.”

“Again.”

“Like it hurts.”

Mi sono chiesta come una fantasia così intensa potesse trasformarsi in eccitazione. Era qualcosa che, a prima vista, sembrava quasi incomprensibile. Eppure, mentre il tempo passava e le richieste simili si ripetevano, ho iniziato a osservare la situazione con uno sguardo diverso ed ho capito che i natural born killer sono davvero una nutrita categoria di clienti.

In realtà quello che accadeva non era violenza, ma una specie di teatro. Una rappresentazione controllata, un gioco psicologico tra chi guarda e chi recita. Io simulavo, loro osservavano. Tutto avveniva dentro lo spazio sicuro dello schermo, dove ogni gesto era solo una scena, non una realtà. Non ero piu solo una camgirl ma un’attrice

natural born killer

La parte più interessante, per me, è diventata proprio quella psicologica. Ho iniziato a pensare che forse per alcune persone questo tipo di fantasia sia una specie di valvola di sfogo. Un luogo dove certe immagini restano confinate nella dimensione virtuale, senza sconfinare nella vita reale.

Ed è lì che ho capito qualcosa di curioso del mio lavoro. Dietro ogni richiesta c’è quasi sempre una storia, una tensione, un bisogno di esplorare il limite tra controllo e perdita di controllo.

Alla fine, quando la cam si spegne e la stanza torna silenziosa, mi resta addosso una sensazione strana ma chiara: tutto quello che è appena successo è rimasto nel suo posto, dentro la finzione.

E io, mentre chiudo il computer e mi alzo dalla sedia, penso sempre la stessa cosa.

Forse il paradosso di questo lavoro è proprio questo: alcune persone cercano emozioni estreme dentro uno schermo, mentre io, dopo ogni spettacolo, mi ricordo semplicemente quanto sia bella la normalità di respirare.

All’inizio mi sentivo quasi un’attrice in un film un po’ disturbante, davvero natural born killer.
Poi ho capito che in realtà era una performance psicologica.

Perché mentre lo fai… osservi.

Osservi il silenzio dall’altra parte.

Osservi quando scrivono.

Osservi quanto aspettano prima di chiedere “more”.

Ed è lì che inizi a capire qualcosa.

Queste persone non stanno cercando davvero di fare del male a qualcuno.

Stanno cercando il confine.

Il limite.

Quella linea sottilissima tra controllo e perdita di controllo.

È una fantasia di potere, certo.
Ma è anche qualcosa di più complicato.

Perché nel momento in cui io chiudo gli occhi e simulo di svenire… loro non sono assassini.

Sono spettatori.

È tutto finto.

Ed è proprio questo il punto.

A volte penso che queste cam siano una specie di valvola di sicurezza psicologica.

Un posto dove certe fantasie possono esistere senza che nessuno si faccia male davvero.

Un teatro strano, digitale, dove ognuno interpreta il proprio ruolo.

Io la vittima.

Loro i natural born killer.

Ma con una regola non scritta:
quando la cam si spegne…

nessuno muore. tanto meno la camgirl

La cosa buffa è che dopo qualche tempo ho iniziato quasi a divertirmi.

Perché ogni cliente è diverso.

C’è quello che vuole la scena drammatica.

Quello che vuole solo il momento in cui gli occhi si chiudono.

Quello che chiede:
“Stay still… don’t move…”

E io penso sempre la stessa cosa.

Se Hollywood sapesse quanta gente prova a dirigere un film dall’altra parte di una webcam probabilmente assumerebbe metà dei miei clienti e chissà se un cult come natural born killer è ispirato alla realtà…

Alla fine della serata chiudo la cam, mi tolgo il trucco e mi guardo allo specchio.

Viva.

Perfettamente viva.

E penso che forse il paradosso di questo lavoro è proprio questo.

Certe persone trovano eccitante fingere la morte.

E io invece, ogni volta che finisce una cam così…

mi sento incredibilmente viva

6 risposte

  1. Molto intrigante la mente é molto contorta ognuno prova emozioni ed eccitazione in modo diverso

  2. Trovo affascinante il modo in cui scrivi ed il fatto che, pur partendo da un aspetto “pruriginoso” come la tua vita parallela da camgirl, esplori in modo attento e non banale aspetti che altri più distrattamente non coglierebbero… o per meglio dire: mi fai cogliere e fare riflessioni che forse altrimenti non farei.

  3. Veramente spettacore come descrivi la maniera in cui approcci e ti fanno sentire queste fantasie al limite dell’estremo. No vedo l’ora di leggere quando racconterai di altre fantasie estreme, kinky o fetish.
    P.S. la foto di copertina (abbinata poi al titolo) è veramente straeccitante

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